martedì 15 ottobre 2013

Le relazioni banca-cliente dopo 6 anni di MiFID




A che punto sono le relazioni banca-cliente ?
http://consumatore.tgcom24.it





L'argomento fu ampiamente discusso, sia prima che immediatamente dopo l'avvento della MiFID.

Le aspettative per un sensibile miglioramento erano forti e prevalenti.

Oggi, a distanza di 6 anni, dovremmo far tesoro delle ragioni di chi, pur auspicando una positiva evoluzione dello scenario ed indicando i passi necessari per conseguirla, metteva in rilievo anche difficoltà oggettive e soggettive che sarebbe stato necessario affrontare.

Andiamo allora a rileggere l'intervista 


rilasciata il 1 agosto 2009 a Plus24 dal professor Luciano Munari,

ordinario di Economia degli intermediari finanziari all'Università di Parma.

MiFID era operativa da poco più di un anno ed il professore notava sinteticamente:
  • i conflitti d'interesse 
    http://www.gavinoguiso.it
    delle banche si eliminano spingendo gli intermediari a comunicare le performance realizzate nella gestione dei rapporti con la clientela;
  • Banca d'Italia 
    www.ilsole24ore.com
    ha sottolineato che il rapporto con i clienti è fondamentale per la stabilità del sistema finanziario nel lungo periodo; MiFID, se non viene colta come opportunità in tal senso, rischia di diventare un costoso e farraginoso sistema di regole che irrigidirebbero il mercato senza migliorare la qualità dell'offerta;
  • l'impatto della MiFID sulla consulenza è debole, perché la norma non incide sui comportamenti degli operatori che, a contatto con i loro clienti, potrebbero cercare di aggirare 
    www.warfare.it
    i vincoli per raggiungere i loro obiettivi;
  • finché si continuerà a considerare la consulenza come un servizio accessorio 
    it.aliexpress.com
    alla vendita invece che a sé stante e da pagare, ci sono poche speranze che la situazione migliori.

Munari, del resto, già nell'aprile 2008, in occasione del noto convegno sulla MiFID a Montepulciano
www.sanvoyage.com
 
aveva ben individuato la particolare utilità che il nostro Paese avrebbe potuto trarre dall'impianto concettuale e normativo della Direttiva:

·         ripristinare una maggiore fiducia della clientela nei confronti del sistema bancario;

·         cogliere l'occasione, da parte del sistema bancario, di ascoltare il cliente e capirne bisogni ed esigenze,

ma aveva anche descritto -in anticipo su analisi successive- le criticità che avrebbero potuto vanificare o depotenziare i risultati dell'applicazione della MiFID:
  • il modesto grado di alfabetizzazione finanziaria 
    www.ilsole24ore.com
    delle famiglie italiane, provato dall'indagine della Banca d'Italia sulle famiglie italiane (2006, 2008), dalla quale risultava che le famiglie italiane sanno dare una risposta corretta in misura che varia da un 14% ad un massimo del 27% a domande in tema di: lettura di un estratto-conto bancario, calcolo del rendimento di un titolo, calcolo degli interessi maturati, comprensione delle relazioni tra strumenti finanziari;
·         la conseguenza più diretta dello scarso livello di cultura finanziaria dell’investitore medio: la difficoltà di adottare un approccio di vendita consulenziale. In un clima di sfiducia il sospetto avrebbe teso a prevalere sulla disponibilità ad ascoltare consigli calibrati sulle esigenze della clientela;

·         la scarsa disponibilità della clientela a leggere quotidiani o riviste a contenuto finanziario specialistico ed a dedicare un’ora al mese per ricevere informazioni dettagliate sui rischi dei propri investimenti (secondo una ricerca dell'Università di Parma, 2007, sul comportamento di 1.400 investitori parmigiani);

·         la scarsa disponibilità della clientela a fornire informazioni complete sulla propria situazione finanziaria, economica, patrimoniale familiare e sui propri bisogni ed obiettivi di risparmio  (secondo una ricerca Eurisko-Assoreti, 2007);

·         la prevedibile difficoltà che avrebbe incontrato il sistema bancario nel suo complesso a trasformare la cultura da hard seller
    affermatasi nel primo scorcio di secolo, in una cultura consulenziale (che ricerca l’equilibrio tra il perseguimento degli interessi del cliente e gli interessi della banca), come implicitamente richiesto dalla normativa;

·         la scarsa preparazione tecnica del personale di sportello. Per realizzare i principi della normativa occorre personale molto preparato sia in materia di gestione finanziaria sia in materia di capacità di relazione. Le lacune del personale bancario in uno o in entrambe gli aspetti considerati erano ben riconosciuti dalla clientela.

Se, poi, ritorniamo all'intervista a Plus, vediamo che il professor Munari aveva già allora le idee molto chiare sulla necessità di affrontare tre argomenti oggi di estrema attualità:
  • separare nettamente l'attività produttiva da quella distributiva;
  • riconoscere alla consulenza uno status paragonabile a quello di altre attività professionali;
  • richiedere agli erogatori del servizio la certificazione ISO 22222
    www.verifiche.info
    che riguarda la consulenza sulla pianificazione finanziaria economica patrimoniale personale.
Molta acqua è passata, da allora, sotto i ponti, ma i temi enunciati con chiarezza e lungimiranza da Munari restano aperti.
Dei tre, i primi due sono ancora lontani da un’inequivoca soluzione.
Il terzo, che introduce anche  l’obiettivo della necessaria e definitiva disambiguazione del termine di educazione finanziaria –strettamente connesso a quello di consulenza-
www.verifiche.info
potrebbe essere il primo ad essere avvicinato, anche grazie ad importanti iniziative di cui parleremo presto anche su questo blog.

Su questi tre temi, in particolare sul terzo, ritorneremo presto.



mercoledì 11 settembre 2013

ELTIF. Così investiremo a lungo termine

 

globalaccessibilitynews.com
Negli ambienti della finanza europea, l'estate 2013 sarà ricordata, oltre che per la relativa scarsità di grandi sorprese provenienti dai mercati, anche per l'iniziativa della Commissione Europea

di proporre un nuovo quadro per i fondi d’investimento destinati a finanziare progetti a lungo termine: i Fondi di Investimento Europei a Lungo Termine (ELTIF).

Perché gli ELTIF ?

Il commissario per il Mercato interno e i servizi Michel Barnier

ha dichiarato: “Dobbiamo garantire all’economia reale europea il finanziamento a lungo termine. Oggi i finanziamenti spesso scarseggiano e, anche dove ci sono, sono eccessivamente concentrati su obiettivi a breve termine. Il fondo di investimento europeo a lungo termine è un veicolo che permetterà tanto all’investitore professionale quanto al singolo di effettuare investimenti di lunga durata in società europee non quotate e in attività a lungo termine quali beni immobili e progetti infrastrutturali. L’accessibilità degli ELTIF per tutti i tipi di investitori in tutta l’Unione europea è essenziale per ottimizzare la massa di capitali a disposizione delle imprese europee".
In effetti, servono strumenti nuovi per rilanciare la crescita.
In particolare, c’è un forte bisogno di incoraggiare gli investitori ad impegnarsi in investimenti di lungo termine fornendo “capitale paziente”, cioè non orientato a speculazioni di corto respiro.

Cosa sono gli ELTIF ?
Gli ELTIF sono fondi privati che investono soltanto in imprese ed attività per le quali è necessario impegnare il capitale per periodi di tempo lunghi.
Almeno il 70% dei fondi investiti dovrà riguardare investimenti in progetti d’infrastrutture nei settori dei trasporti, dell'energia o sociale.
it.wikipedia.org
bioenergyitalyblog.it

Si tratta pertanto di attività “illiquide”, riguardo alle quali le imprese partecipate debbono poter contare sul fatto che i capitali investiti restino a loro disposizione per tutto il tempo per il quale abbiano dichiarato agli investitori di averne bisogno. 
 
A tal fine, gli investitori non potrebbero ritirare il capitale investito prima della scadenza prestabilita.

La pazienza degli investitori sarebbe ricompensata dalla regolarità del flusso di reddito prodotto dall’attività di investimento 

www.borsaitaliana.it






www.ilcittadinomb.it

Le principali caratteristiche di garanzia degli ELTIF:
In base alla proposta della Commissione, gli ELTIF dovranno:
  • avere sempre un depositario per tenere in sicurezza le attività;
  • evitare di convogliare capitali ecessivi su un’unica attività;
  • ricorrere ai derivati solo per gestire i rischi di valuta connessi con le attività detenute e non a fini speculativi;
  • rispettare determinati limiti circa l’importo che possano prendere a prestito.

La proposta dovrà essere discussa ed approvata congiuntamente dal Parlamento Europeo e dal Consiglio.
Ecco un link per accedere alle FAQs:
http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-13-611_en.htm

ELTIF: ne sentiremo parlare ancora. Anche su questo blog.